Mulè: E le neuroscienze?

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E le neuroscienze? Hanno qualcosa da dire a proposito della gioia?

Credo proprio di si. Per esempio utilizzando la teoria polivagale, che propone, sostenuta da evidenze robuste di tipo biologico, che ci siano tre modalità di mettersi in relazione agli altri ed al mondo.

Una di queste modalità prevede l’attacco e la fuga. In queste condizioni il cuore batte al massimo ed il sangue affluisce copioso ai muscoli delle gambe perché è necessario allontanarsi dal predatore.

E’ una modalità che ha consentito a milioni di animali di salvarsi dai predatori, ma è una condizione di grande stress che non può durare a lungo perché non è sostenibile per l’organismo.

La seconda possibilità è quella della morte apparente . E’ questa una modalità arcaica, che ha la sua utilità in quanto i predatori spesso non mangiano gli animali morti e li abbandonano.

E’ una modalità che si attiva automaticamente in condizioni di grande pericolo in cui non ci siano più altre possibilità.

E’ quello che succede nelle condizioni in cui la donna rischia la morte o di subire uno stupro, con un coltello o una pistola puntati alla gola.

In queste condizioni non si ha la possibilità di reagire e la morte apparente è una condizione che può salvare la vita. (E spesso non è possibile ricordare l’evento traumatico).

Questa reazione andrebbe spiegata a qualche politico del nostro tempo che ritiene che la donna nel momento in cui subisce una violenza sessuale può e deve reagire con forza per dimostrare il suo rifiuto. Infine vi è una terza modalità che potremmo chiamare della accoglienza o anche del sorriso. E’ una modalità, anche questa involontaria, quando l’altro si propone come accogliente, magari con un sorriso. E’ in questa modalità che il nostro corpo mette in circolo le endorfine, che sono capaci di creare calma e benessere e che ci garantiscono una condizione di buona salute. Quindi possiamo constatare che madre Natura ci ha fornito la possibilità di stare bene, con l’accoglienza ed il sorriso. E’ quello che propongono, giungendovi da vie diverse, le grandi religioni, che prescrivono la compassione universale (di cui oggi il pianeta Terra ha molto bisogno) o l’amore per il prossimo. In tempi come il nostro in cui prevale l’aggressione predatoria, non possiamo accusare una “natura matrigna” come causa di un nostro operare predatorio, perché la natura ci ha predisposto anche per l’accoglienza ed il sorriso. Sta all’uomo sfruttare questa possibilità, che ci dà anche salute e benessere, e rifiutare altre modalità più primitive che pure ci portiamo dentro come residui arcaici dell’evoluzione.    


Bibliografia

  1. Jaak Panksepp, Archeologia della mente,  Raffaello Cortina Editore;
  2. Stephen Porges, Attraversare le emozioni, Mimesis, Milano2012-2013.
Mario Mulè
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