Pubblichiamo qui un altro articolo di Vinicio Morgoni. Anche nei nostri incontri serali si è parlato della leva militare e di alcuni aspetti poco conosciuti, in Italia. Lo stesso articolo è stato già pubblicato in: https://www.girodivite.it/La-leva-militare-obbligatoria.html?var_recherche=leva%20militare%20obbligatoria e in:
https://www.augustocavadi.com/2026/09/vinicio-morgoni-su-difesa-popolare-non.html
La leva è sospesa, ma le liste esistono ancora: i nostri giovani lo sanno? Ogni anno i Comuni continuano a formare le liste di leva dei giovani di sesso maschile che compiono diciassette anni. Una procedura prevista dalla legge che apre una domanda: quanto sono informati ragazzi e famiglie? Durante gli incontri di filosofia e politica sociale, ai quali ho partecipato recentemente a Sestola (cfr. vacanzefilosofiche.salvofricano.it), è emerso un argomento che mi ha particolarmente colpito. Nella percezione comune si è convinti che la leva obbligatoria in Italia sia stata abolita. Non è esattamente così.
Le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese dal 1° gennaio 2005, ma l’ordinamento conserva le disposizioni necessarie per un suo eventuale ripristino nei casi previsti dalla legge. Fin qui, probabilmente, nulla che possa sorprendere particolarmente. C’è però un altro aspetto molto meno conosciuto.
Il Codice dell’ordinamento militare stabilisce che i Comuni continuino a formare e aggiornare le liste di leva e che, all’inizio di ogni anno, venga resa nota ai giovani di sesso maschile che compiono diciassette anni l’iscrizione nella relativa lista ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE DELLE LISTE NELL’ALBO PRETORIO DEL COMUNE. MA QUANTI LO SANNO?
Si tratta di un normale adempimento amministrativo previsto dalla normativa vigente. Ma proprio per questo credo sia legittimo porre una domanda molto semplice: quanti dei nostri ragazzi lo sanno? E quanti genitori conoscono realmente il significato di questa procedura? Non pongo la questione per creare allarmismo. Al contrario.
Credo che quando si parla di giovani, di diritti, di doveri e perfino della possibilità — oggi soltanto eventuale — di essere chiamati un giorno a prestare un servizio obbligatorio, la migliore risposta possibile sia una sola: informazione. Informare non significa schierarsi a favore o contro le Forze Armate. Non significa essere favorevoli o contrari alla leva. Significa mettere un cittadino nelle condizioni di conoscere ciò che lo riguarda.
Esiste inoltre nel nostro ordinamento una tradizione giuridica importante relativa all’obiezione di coscienza al servizio militare, riconosciuta come diritto soggettivo del cittadino e oggi ricompresa nella disciplina del Codice dell’ordinamento militare. È un tema che, in una società democratica, merita di essere conosciuto prima ancora di dover essere eventualmente esercitato. Per questo credo che i Comuni potrebbero svolgere un ruolo prezioso: non limitarsi agli adempimenti previsti dalla legge, LIMITANDOSI A INFORMARE I GIOVANI ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE DEI LORO NOMI NELL’ALBO PRETORIO, ma utilizzare i propri strumenti di comunicazione — siti istituzionali, servizi anagrafici, canali informativi diretti — per spiegare DIRETTAMENTE ai ragazzi (MASCHI) e alle famiglie che cosa sia una lista di leva, perché continui ad esistere nonostante la sospensione del servizio obbligatorio e quali siano i diritti e i doveri previsti dall’ordinamento in caso di effettiva chiamata alle armi 8ENTRO 15 GIORNI DALLA RICEZIONE DELLA CARTOLINA-PRECETTO).
Sarebbe un piccolo gesto di trasparenza. Ma sarebbe anche una forma di educazione civica. Perché possiamo avere opinioni molto diverse sulla difesa, sulla leva, sulle guerre che stanno sconvolgendo il mondo e sulle politiche internazionali. Su una cosa, però, dovremmo riuscire ad essere tutti d’accordo: un giovane chiamato domani a compiere una scelta importante deve poter conoscere oggi i propri diritti. Ed è proprio dai nostri territori che questa consapevolezza può cominciare. Mi piacerebbe sapere quanti giovani e quante famiglie conoscevano già questa realtà. E soprattutto mi piacerebbe che su un tema così delicato si aprisse un confronto pubblico, senza slogan e senza contrapposizioni preconcette.
Perché informare un cittadino non significa orientare la sua scelta: significa renderlo libero di compierla.
Vinicio Morgoni
(Coordinatore Regionale Marche ASSOCIAZIONE NAZIONALE LAVORATORI ANZIANI)

Vinicio Morgoni
Originario di Porto Potenza Picena ma poi trasferitosi a Civitanova nel 2010 per seguire la moglie insegnante, laurea in sociologia ad Urbino, funzionario dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro di Macerata, per alcuni anni in forza anche alla Questura di Forlì e di Rimini. Esperto di diritto sindacale e del lavoro. E’ stato campione regionale e nazionale di lotta giapponese.
(fonte: cronachemaceratesi.it)

