b) Spinoza vede la felicità come inserimento consapevole nella totalità dell’essere, dotato di senso e di valore intrinseco. Nietzsche, che interpreta l’essere come privo di senso e di valore, ritiene che la felicità consista nel conferire senso e valore a ogni attimo (al punto da desiderare di riviverlo eternamente). Con Russell siamo, infine, fuori dagli orizzonti ontologici ‘forti’: la felicità accade, come un dono imprevisto, a quanti sanno uscire dall’intimismo individualistico, aprirsi a interessi svariati e relazionarsi cordialmente con gli altri (Augusto Cavadi)
Un indizio di felicità?
gelide forze scatenate, abissi.
Fiorito da un naufragio,
solo un relitto
orna la mia dimora».
Uno dei promotori delle Vacanze filosofiche. Docente di storia e filosofia in un liceo classico di Roma, oggi in pensione, ha coltivato anche gli studi teologici, conseguendo il baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Per tre anni ha condotto un lavoro di ricerca sul pensiero antico e medievale in Olanda presso l’Università Cattolica di Nijmegen. Ha diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali è il volume collettaneo Democrazia. Analisi storico-filosofica di un modello politico controverso (2016). È autore di diversi articoli e contributi su Aquinas, Rivista internazionale di filosofia, Critica liberale, Il Tetto, Libero pensiero.

Quando il divino si umanizza supera ogni misura, si entra nell’eterno, ….si diventa eterni: un respiro che si palpa. Gli dei invidiano questa eternità dei mortali; e nulla possono, prigionieri, come sono, della loro insensata eternità.
Camerata di Cornello!