Nella XXVII “Settimana filosofica per non…filosofi (di professione)”, si è provato a coniugare la prospettiva diacronica (dai Greci ad oggi) con la prospettiva tematica. L’intento, secondo lo spirito della “filosofia in pratica”, è stato di fare un passo indietro rispetto alla bruciante attualità della cronaca, ma per capire meglio e per ipotizzare strategie di cambiamento esistenziale e politico.

Questa edizione delle “Vacanze filosofiche” è stata dedicata alla memoria di Rossella Cocchi, costante e viva presenza negli ultimi 18 anni, scomparsa improvvisamente a poche settimane dall’inizio del nostro evento.
Dal confronto effettuato tra guerre del mondo antico e guerre odierne (quella in Ucraina in particolare), emerge che il meccanismo bellico si fonda sempre sugli stessi fattori: per es., polarizzazione tra i confliggenti e schieramento delle terze parti a favore di uno di questi; propaganda per cui ogni parte, individuando l’inizio del conflitto armato in momenti differenti, si presenta come aggredita e opera una mostrificazione dell’altra (reductio ad Hitlerum) attribuendole, anche mentendo, tutti i crimini possibili; cancellazione, nella propria terra, della cultura del ‘nemico’; attuazione di efferatezze, anche nei confronti di civili, che, lungi dall’essere prova di malvagità gratuita (come viene presentata dall’altra parte), ha lo scopo di intimidire il nemico. La messa a fuoco delle dinamiche della guerra non intende ratificare il suo preteso carattere naturale, bensì mostrare che la sua unica regola è di non aver regole e che ad essa obbediscono, senza alcuna differenza, entrambi i belligeranti. Prenderne consapevolezza ci può aiutare a evitare di dare fiducia ai media non solo dell’‘altra’ parte ma anche della ‘nostra’ che si è schierata con uno dei belligeranti, e a renderci conto che, appunto schierandoci per uno dei belligeranti anziché presentare le ragioni di ciascuno di loro in modo da farli dialogare, abbiamo contribuito al ‘funzionamento’ del meccanismo bellico. Infine: se quanto detto è persuasivo, quasi ovvio, perché accettiamo tanto facilmente l’idea che le guerre siano inevitabili? La risposta proposta è: perché la nostra cultura, a partire dai libri di storia su cui ci siamo formati, abituandoci a pensare che il male stia tutto da una parte e il bene tutto dall’altra, ci ha trasmesso quella convinzione (Andrea Cozzo).
Qual è stata la posizione sulla guerra della Chiesa cattolica nel corso dei secoli? Partendo dai testi biblici, con una rapida carrellata si mostra come tale posizione sia cambiata: dalla condanna della guerra di Lattanzio si passa alla giustificazione di essa da parte di Agostino, dei teologi medievali e dei papi, mentre le voci contrarie restano minoritarie. Infine, quando nel 900 il magistero comincia a condannare la guerra, il suo insegnamento resta di fatto inascoltato. Particolarmente interessante sul tema è il Carteggio Einstein – Freud del 1932, in cui si mettono in evidenza gli interessi, anche economici, che i governanti hanno nel promuovere le guerre. Per combattere gli impulsi aggressivi presenti nell’uomo, non resta, secondo Freud, che puntare sul processo di civilizzazione e sulla formazione morale delle nuove generazioni, come del resto aveva già proposto Platone (Elio Rindone).
Erasmo da Rotterdam, umanista rinascimentale, può considerarsi un precursore dei pacifismi contemporanei. La sua condanna della guerra (“dolce solo a chi non ne ha esperienza”) e la conseguente proposta di un arbitrato per dirimere i conflitti sono state riprese, in chiave più laica e istituzionale, da Immanuel Kant: ma la sua prospettiva di una “pace perpetua” è sembrata né praticabile né auspicabile da pensatori successivi, a cominciare da G.W. F. Hegel, che, in coerenza con la sua visione globale “dialettica”, ha visto nella guerra un fattore di progresso storico e nella vittoria di uno Stato sull’altro la prova che in esso avvenisse la “incarnazione” dello Spirito assoluto (almeno in una determinata epoca) (Augusto Cavadi).
Carl Schmitt è considerato il teorico più influente della concezione delle relazioni politiche basate sulla contrapposizione ‘amicus-hostis’. Confrontarsi criticamente con la teologia politica che alimenta questa sua visione delle ‘categorie del politico’, consente di uscire da una simile logica bellicistica e di coltivare una cittadinanza ispirata a valori costituzionali, liberali, solidali e cosmopolitici. Ossia: agli unici valori civili e pedagogici che permettono di affrontare in modo costruttivo le numerose ‘piccole’ guerre che di fatto si stanno combattendo sulla Terra e gli innegabili rischi di “ascesa agli estremi” (Clausewitz) connessi alle armi nucleari e all’epocale crisi ecologica in cui ormai è coinvolto non solo il genere umano ma ogni essere vivente sul ‘nostro’ pianeta (Orlando Franceschelli).
Il contributo fornito dalla psicoanalisi è limitato dalla visione pessimistica che Freud aveva della natura umana: egli stesso conclude lo scambio epistolare del 1932 con Einstein chiedendo scusa “se le mie osservazioni l’hanno delusa”. Dopo lo scoppio delle prime atomiche (1945) gli psicoanalisti che si sono impegnati a contrastare la guerra hanno di fatto rivisto la concezione freudiana: Franco Fornari, per esempio, sin dagli anni Sessanta ha ipotizzato una “democrazia degli affetti” piuttosto che una base duale (eros e tanatos) come aveva ipotizzato Freud. Ed è proprio a Fornari che fa riferimento un gruppo di studiosi che si è dedicato a capire ed a contrastare la guerra proponendo una visione meno pessimistica in un recente libro dal titolo La guerra è finita (Mario Mulé).
Uno dei promotori delle Vacanze filosofiche. Docente di storia e filosofia in un liceo classico di Roma, oggi in pensione, ha coltivato anche gli studi teologici, conseguendo il baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Per tre anni ha condotto un lavoro di ricerca sul pensiero antico e medievale in Olanda presso l’Università Cattolica di Nijmegen. Ha diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali è il volume collettaneo Democrazia. Analisi storico-filosofica di un modello politico controverso (2016). È autore di diversi articoli e contributi su Aquinas, Rivista internazionale di filosofia, Critica liberale, Il Tetto, Libero pensiero.

Grazie ad Elio per la preziosa sintesi!