La prima palestra: la violenza contro gli animali
La prima palestra dell’avviamento alla violenza come postura abituale è la violenza contro gli animali, soprattutto se inermi e facilmente prede di caccia. Nelle epoche preistoriche, ipotizza Erasmo, “le uccisioni e le depredazioni” degli “animali” iniziarono per legittima autodifesa, ma poi “ci si spinse più avanti con comportamenti che Pitagora ritenne quanto mai empi e noi giudicare addirittura mostruosi se non ci fosse di mezzo la consuetudine. (…) Il fatto è che non esiste pratica così infame ed atroce che non s’imponga per la consuetudine di chi l’approva. Quale delitto usarono dunque compiere? Non si ritennero dal nutrirsi dei cadaveri delle belve estinte, di lacerare coi denti carne esanime e berne il sangue e, come dice Ovidio, dal «mettere viscere nelle proprie viscere». Questo comportamento parve disumano alle indoli più miti, ma la consuetudine e la convenienza finirono con l’imporlo: piacque, e venne posto tra i piaceri che poteva dare un cadavere. Le carni vengono così seppellite sotto certe croste, aromatizzate, decorate con epitaffi: qui giace un cinghiale, qui è sepolto un orso; che piaceri cadaverici! Ma ci si spinse anche più in là. Dalle bestie feroci si passò a quelle più innocue. Dovunque vennero colpite le pecore, «un animale senza frode od inganno», quindi le lepri, il cui solo delitto era di essere assai saporite. Non ci si astenne neppure dal bue domestico che pure, e lungamente, aveva nutrito con il suo sudore l’ingrata famiglia né si risparmiò alcuna specie di uccelli e di pesci, e la tirannide della gola arrivò anzi al punto che nessun animale poté sottrarsi alla caccia spietata dell’uomo. Anche a questo invero portò la consuetudine: ad usare crudeltà contro ogni specie vivente senza percepirla come tale se non colpiva l’uomo. Il fatto è che con i nostri vizi succede come col mare: possiamo forse porre qualche argine, rotto il quale non si può fare altro. Mare e vizi, una volta entrati, esulano dalla nostra volontà, ma vengono trascinati dalla loro forza d’urto. Addestrati da quanto abbiamo detto si passò all’omicidio: uno scatto d’ira persuase l’uomo a colpire il suo simile con un bastone, con un sasso o con un pugno, e ciò dal momento, come suppongo, che ancora non si disponeva d’altre armi; a forza infatti di sterminare gli animali si era capito che non era un grande sforzo sopprimere anche un uomo. (…) Non dubito che Pitagora, saggio qual era, avesse previsto questo esito quando con un espediente filosofico tentò di distogliere la moltitudine ignorante dall’uccidere gli animali. Intuiva che l’uomo, abituandosi a versare senza la minima provocazione il sangue di una bestia innocua, non avrebbe esitato, in balìa della collera e sotto lo stimolo della provocazione, a sopprimere il suo simile. Siamo così alla guerra. Che infatti essa è se non un omicidio collettivo e un latrocinio tanto più scellerato quanto più esteso? Ma queste riflessioni vengono derise e schernite da quegli stolti personaggi che al giorno d’oggi stanno al vertice del potere – personaggi che d’uomo hanno soltanto la figura pur ritenendosi addirittura delle divinità”.
Pessimismo e impegno secondo Norberto Bobbio
“Se non mi si chiede una previsione, ma un’opinione, rispondo: non sono ottimista. Vedo attorno a me soltanto piccoli gruppi di uomini che siano alfine liberati dai miti ancestrali della fecondità della violenza e della rigenerazione attraverso il sangue. L’etica dei politici è ancora l’etica della potenza. Colui che predica l’esistenza di una sola morale, valevole tanto per gli individui quanto per gli Stati, è ancora considerato un visionario, un utopista, un uomo sprovvisto di senso storico (estrema calunnia nella società dei dotti di cui fa parte!). Non riesco a sottrarmi al presagio che una società in cui giuristi, sociologi, filosofi, teologi, non hanno rinunciato a vedere nella violenza un mezzo di riscatto o di redenzione, sia un giorno o l’altro destinata alla suprema prova della violenza sterminatrice. (…) Non sono ottimista, ma non per questo credo ci si debba arrendere. Altro è prevedere, altro è fare la propria scelta. Quando io dico che la mia scelta è nel senso di non lasciare alcun mezzo intentato per la formazione di una coscienza atomica, e la filosofia che oggi non si impegna in questa strada è un ozio sterile, non faccio alcuna previsione sul futuro. Mi limito a far intendere quel che con tutte le mie forze vorrei non accadesse, anche se in fondo in fondo alla mia coscienza ho l’oscuro presentimento che accadrà. Ma la posta in gioco è troppo alta perché non si debba, ciascuno dalla propria parte, prendere posizione, benché le probabilità di vincere siano piccolissime”[1].
[1] N. Bobbio, pp. 96 – 97. E conclude: “Qualche volta è accaduto che un granello di sabbia sollevato dal vento abbia fermato una macchina. Anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello, sollevato dal vento, vada a finire nel più delicato degli ingranaggi per arrestarne il movimento, la macchina che stiamo costruendo è troppo mostruosa perché non valga la pena di sfidare il destino” (ivi).
Uno dei promotori delle Vacanze filosofiche. Vive e opera a Palermo dove svolge sia attività professionale (pubblicista per “Repubblica-Palermo” e filosofo consulente "Phronesis") sia attività di volontariato culturale principalmente tramite alcune associazioni ( la Scuola di formazione etico-politica ‘G. Falcone’ e il Gruppo "Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne") che hanno sede nella "Casa dell'equità e della bellezza" da lui fondata, con la moglie Adriana Saieva, per creare occasioni di crescita intellettuale, morale e civile.
Già docente presso vari Licei siciliani, collabora stabilmente con il sito http://www.zerozeronews.it/. I suoi scritti riguardano la filosofia, la pedagogia, la politica (con particolare attenzione al fenomeno mafioso), nonché la religione.. Tra le ultime sue pubblicazioni: La mafia desnuda – L’esperienza della Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone” (Di Girolamo, 2017); Peppino Impastato martire civile. Contro la mafia e contro i mafiosi (Di Girolamo, 2018), Dio visto da Sud. La Sicilia crocevia di religioni e agnosticismi (Spazio Cultura Edizioni, 2020); La filosofia come terapia dell’anima. Lineamenti essenziali di spiritualità filosofica (Diogene Multimedia, 2019); Voglio una vita spregiudicata. La spiritualità di chi crede di non averne alcuna (Diogene Multimedia 2020); Tremila anni di saggezza. La spiritualità nella storia della filosofia (Diogene Multimedia 2020); O religione o ateismo? La spiritualità “laica” come fondamento comune (Algra 2021).

