M. Paterni: Sul riso e sul ridere

0
165

Proponiamo qui l’intervento di Massimo Paterni, avvenuto il 20 agosto 2025, sessione mattutina.

Cosa è il riso?

Il riso è stato considerato nel tempo come moralmente negativo, come espressione di superiorità, come punizione dell’inadeguatezza altrui. Poi come reazione ad un avvenimento inaspettato ma positivo, e quindi come sollievo.
Più recentemente, si tende a dare importanza agli aspetti ludici ma anche comunicativi del riso.
Prima di arrivare ad una definizione accettabile del riso, fosse anche provvisoria, dobbiamo però tenerne presenti neurofisiologia, etologia, funzioni sociali…
Cominciamo.

Il cervello emotivo

Nell’essere umano il riso si esprime con aspetti espressivi (muscolatura facciale – in particolare muscolo zigomatico, vocalizzo) ed esperienze soggettive piacevoli (rilascio di mediatori, tra cui dopamina, serotonina ed endorfine).
A livello cerebrale, sono implicate strutture sottocorticali (nucleo accumbens e amigdala, come abbiamo detto) e superiori (cingolo e polo temporale): c’è allora il riso emozionale, ma anche quello volontario.
Nel riso emozionale non sembra ci sia dicotomia fra esperienza soggettiva ed espressione, ma è importante non associare il riso solo allo ‘humour’.
E’ certo vero che noi ridiamo per quelle che ci sembrano incongruenze logiche, affermazioni paradossali contrarie al senso comune.
[Per esempio: se A, allora B; se si verifica B, allora deve essere vero anche A. In realtà, B potrebbe essere vero per altre ragioni, non necessariamente a causa di A…]
Ridiamo poi per quelle che ci sembrano descrizioni satiriche di usi e costumi altrui, motti di spirito che si riferiscono ad argomenti di solito evitati…

Il sistema limbico è un complesso di strutture encefaliche avente un ruolo chiave nelle reazioni emotive, nelle risposte comportamentali «istintive», nei processi di memoria delle sensazioni, nella repulsione o attrazione anche sessuale e nell’olfatto. Comprende fra gli altri talamo, ipotalamo, ippocampo, la porzione più profonda della corteccia cerebrale. A noi ora interessano particolarmente amigdala e nucleo accumbens.
L’amigdala ricopre diverse funzioni: contribuisce sia al sistema limbico che alla corteccia; gioca un ruolo chiave nella formazione e nella memorizzazione dei ricordi associati a eventi emotivi; è responsabile del cosiddetto condizionamento della paura; partecipa all’elaborazione di stati emozionali come la paura, la rabbia, la felicità, la tristezza, l’aggressività ecc.; favorisce il ricordo di ciò che ha procurato sofferenza; infine, è implicata nell’eccitazione e nei processi decisionali. Recentemente ne è stata notata l’attivazione ogni volta che veniamo a contatto con animali.
Il nucleo accumbens gioca un ruolo chiave nella percezione del piacere e della gratificazione, collegandosi al rilascio di dopamina. È questa la ragione per cui è spesso associato alle dipendenze, poiché gli stupefacenti stimolano il rilascio di dopamina in quest’area.

Etologia del riso

… ma è anche vero che, prima di tutto, impariamo a ridere in situazioni sociali giocose, nelle quali il riso diventa particolarmente contagioso, con attivazione dei neuroni specchio (corticali); possiamo parlare di contagio emozionale.
Allora, dovremmo trovare traccia del riso anche negli animali?
Certo!
Nel cervello dei mammiferi esiste un nucleo emozionale del riso, simile al nostro. Il punto di incontro fra ‘noi’ e ‘loro’ è proprio il Gioco.
Continuismo, Gradualismo, Omoplasia, Convergenza.

Il riso a 50 kHz dei topi: il nucleo accumbens (ricompensa) inibisce l’amigdala (minaccia, paura) lasciando spazio al gioco.
Nei cani che giocano fra loro sono riconoscibili facce da gioco e immediate risposte «a specchio».
La faccia da gioco in gorilla, scimpanzé e, soprattutto, bonobo, segnala le proprie intenzioni e, durante le interazioni, produce sorrisetti di soddisfazione.

Funzioni sociali del riso

Quindi filogeneticamente il riso ha prima una funzione comunicativa sociale, e solo in seguito è diventato una reazione allo ‘humour’.
Ma attenzione: i legami sociali si stabiliscono con qualcuno, ma anche contro qualcuno. E questo vale sia per la risata emozionale, sia per quella volontaria, strumentale: come abbiamo visto, nell’essere umano anche la corteccia è implicata nel Riso…
Il Riso può allora essere derisorio e perfino aggressivo verso diversi e minoranze (quante barzellette di questo genere!).
E così abbiamo il sarcasmo (compiacimento nell’umiliare altri), il cinismo (indifferenza e disprezzo verso valori altrui)…
A questo proposito, un discorso a parte merita l’ironia, ma di questo parleremo poi.

Funzioni apotropaiche del riso

I Traci si comportano in modo particolare: a differenza degli altri popoli, i parenti stando attorno al neonato piangono per i mali che, dopo nato, è necessario che soffra, enumerando tutte le sofferenze umane; il morto, invece, lo seppelliscono scherzando e in allegria: liberato da tanti mali, gode ormai di una piena felicità.
(Erodoto)


Ridere perfino del Sacro

“Il Cristianesimo avrebbe potuto ricevere il senso dell’umorismo dal mondo ebraico, che invece è passato interamente all’Ebraismo, suo fratello gemello. Quest’ultimo mostra grande familiarità con il divino, come ben dimostra una battuta di Woody Allen: “Dio non esiste, ma noi siamo il suo popolo eletto!”. Questo genere di battuta è inconcepibile nel Cristianesimo, in cui i termini di blasfemo e sacrilego gravano su qualsiasi genere di comicità relativa al divino. Non ci si prende gioco di Dio.”
(Minois, G. – Storia del riso e della derisione)


Il Riso come Resistenza


“Felice solamente colui che avendo provato la vertigine fino a tremare in tutte le sue ossa e a non misurare più la sua caduta ritrova d’improvviso la potenza insperata di fare della sua agonia una gioia capace di gelare e di trasfigurare quelli che la incontrano.”
Georges Bataille


E infatti sono innumerevoli le testimonianze di uomini e donne su campi di battaglia, o internati in campi di concentramento, o torturati, o condannati a morte, o affetti da malattie letali che, nel rendersi conto della situazione, scoppiano in un riso irrefrenabile e contagioso: strumento mentale per superare la durezza della situazione.


Conclusioni

Eccoci finalmente pronti per la conclusione, che ci consentirà anche di giungere ad una definizione provvisoria:

  • Il riso non è legato solo allo humour e non è tipico solo dell’uomo.
  • E’ un comportamento animale complesso che assolve a funzioni sociali ancestrali.
  • Alla sua utilità comunicativa, se ne aggiunge una più privata di divertimento e sollievo.

Massimo Paterni

Massimo Paterni
+ posts

nato a Firenze, dove si è laureato in Medicina, occupandosi poi di Dipendenze e di Disagio Giovanile, sia dal lato clinico che da quello dell’insegnamento, è stato membro del Comitato Regionale di Coordinamento Dipendenze; per la provincia di Siena è stato responsabile della Sezione Dipendenze, membro del Consiglio dei Sanitari, membro del Comitato Etico. Oltre a numerosi contributi per riviste scientifiche, ha pubblicato in volume monografie su disegnatori: Magnus (Glittering Images, 1984); Crepax (Glittering Images, 1986); testi scientifici: Introduzione alla Neuropsichiatria Infantile (Istituto Cavour, 1992); L’incontro con L’Altro – Per un’esistenza libera dalle dipendenze (Promozioni Culturali, 1993); testi di narrativa per giovani adulti: I libri di Tartessia (Tipheret, 2012). Una trilogia intitolata Come se Dio ci fosse è in corso di stampa presso Diogene Multimedia.

Previous articleAgnone: Serata inaugurale
Next article2025 – Agnone (foto gallery I)
Massimo Paterni
nato a Firenze, dove si è laureato in Medicina, occupandosi poi di Dipendenze e di Disagio Giovanile, sia dal lato clinico che da quello dell’insegnamento, è stato membro del Comitato Regionale di Coordinamento Dipendenze; per la provincia di Siena è stato responsabile della Sezione Dipendenze, membro del Consiglio dei Sanitari, membro del Comitato Etico. Oltre a numerosi contributi per riviste scientifiche, ha pubblicato in volume monografie su disegnatori: Magnus (Glittering Images, 1984); Crepax (Glittering Images, 1986); testi scientifici: Introduzione alla Neuropsichiatria Infantile (Istituto Cavour, 1992); L’incontro con L’Altro – Per un’esistenza libera dalle dipendenze (Promozioni Culturali, 1993); testi di narrativa per giovani adulti: I libri di Tartessia (Tipheret, 2012). Una trilogia intitolata Come se Dio ci fosse è in corso di stampa presso Diogene Multimedia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here