
Trama
Dopo la fine de «I sette contro Tebe», i due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, (tutti figli di Edipo) si sono uccisi a vicenda. Lo zio Creonte prende il potere e, in nome della legge e dell’ordine, punisce la ribellione di Polinice negandone la sepoltura. Antigone decide di disobbedire, cercando consapevolmente la punizione e la morte.
Ismene, sorella di Antigone, la supplica di desistere.
Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone, supplica clemenza dal padre.
Tiresia, l’indovino, annuncia a Creonte sciagure per la sua decisione.
Il Coro non prende una posizione decisa.
Antigone torna due volte a ‘seppellire’ il fratello; la seconda viene scoperta, arresta e condannata ad essere imprigionata a vita in una gotta. Si suicida, seguita da Emone e da Euridice, moglie di Creonte, che rimane solo, un morto vivente.
L’interpretazione di Hegel: sulla tragedia
Per Hegel la tragedia è il conflitto fra due principi opposti, in questo caso fra legge divina (Assoluto) e legge dello stato (fenomeno). Ancora meglio, fra stato e individuo: il primo, per il filosofo, deve avere la prevalenza, ma nel conflitto è l’individuo che ritrova se stesso.
Antigone (la donna) è custode della legge divina, ma resta colpevole per Creonte, che difende lo stato.
Nella sintesi dialettica finale, ‘muore’ anche Creonte, ma per lui si tratta di un annichilimento, per Antigone della realizzazione suprema.
E l’incesto?
L’incesto è ovviamente presente nella tragedia, visto che Antigone è sia sorella che figlia di Edipo. Ma fra Antigone e Polinice?
Per tutti i commentatori, a partire dallo stesso Hegel, l’incesto fra i due è possibile, ma non influente: sono consanguinei non in antagonismo, ed è ancora la donna a custodire questo tipo di affetto.
Quante Antigoni?
- 1782 – Alfieri (sottolinea amore Antigone/Emone)
- 1804 – Holderlin (traduzione discutibile)
- 1843 – Kierkegaard (commento autobiografico)
- 1917 – Hassenclaver (cavalleria calpesta la folla affamata)
- 1938 – Yourcenar (carrarmati a Tebe)
- 1944 – Anouilh (Antigone agisce per se stessa)
- 1948 – Brecht (le sorelle liberano i corpo impiccato di Polinice, entra la Gestapo)
- 1970 – Cavani (distopia, esempio per giovani)
- 1973 – Kamal Demirel (Istanbul, 1973) – Emone, non amato da un’ Antigone individualista, guida rivolta minatori)
La versione di Jean Anouilh
Creonte è un conservatore, che persegue l’ordine anche a costo di limitare la libertà personale.
Rivela ad Antigone che i cadaveri dei suoi due fratelli, calpestati nella battaglia, non sono più distinguibili, e che lui ne ha scelto uno solo per affermare un principio.
Antigone resta incerta, ma poi decide ugualmente di tornare la seconda volta e di essere condannata.
Segue la catena di suicidi.
Creonte, distrutto, esce di scena sorretto da un ragazzo.
L’interpretazione di Jaques Lacan: sul desiderio
Inizialmente riprende Hegel nella distinzione fra potere e sudddito: il primo è diacronico, il secondo sincronico, difende la parentela, non è compatibile col primo.
Ma poi, sia per Lacan che per Martha Nussbaum, il discorso si sposta sul DESIDERIO. Antigone non ama il fratello come persona, ma come simbolo: entra nell’ORDINE SIMBOLICO.
Da qui il tragico, il desiderio distruttivo, l’istinto di morte. Secondo Lacan è il linguaggio stesso che non esprime il vero desiderio, e l’insoddisfazione è inevitabile.
Antigone, già in Sofocle, è totalmente AUTONOMA.
Ma anche per Creonte è lo stesso: il desiderio non si esaurisce con la morte del nemico, vuole andare oltre, diventa arbitrario e tirannico, consentendo ad Antigone di divenire l’eroina tragica.
Per Alenka Zupancic (filosofa slovena) Creonte compie un crimine contro norme simboliche retroattivamente, per scopi personali, in nome dello Stato.
Così, Antigone è GIA’ MORTA FIN DALL’INIZIO, e nessuno qui vede una soluzione, visto che sembra essere l’antagonismo quello che tiene insieme la società.
Ma Slavoj Zizek fa notare che antagonista non dovrebbe essere sinonimo di nemico…
La versione di Slavoj Zizek: le alternative
Zizek ha scritto una versione ‘aperta’ della tragedia di Sofocle, con tre finali.
Come sappiamo, in Sofocle muoiono Antigone ed Emone, e così anche nel primo finale di Zizek.
Nel secondo finale la folla uccide Creonte ed Emone. Antigone si chiede perché, e il Coro risponde che oltre alla legge dello Stato, esiste anche la legge ‘Umana’, e chi sacrifica tutto per una sola causa (Creonte) perde la causa stessa.
Nel terzo finale, il Coro è stanco di tanta follia. Depone Creonte e lo giustizia, assieme ad Antigone.
L’interpretazione di Judith Butler: sulla parentela
Antigone tenta di difendere la famiglia, la parentela, un compito tradizionalmente femminile. Lei gestisce un potere diverso e più umano della legge divina.
Ma per Antigone gestire la famiglia è un problema enorme, visto l’incesto di Edipo, che le è contemporaneamente fratello e padre.
E allora, è forse per questa ragnatela incoerente di legami che lei RIFIUTA DI USCIRE DALLA FAMIGLIA, di essere moglie e madre, generando però una ribellione ambigua, fallimentare.
E’ l’ordine simbolico stesso che fallisce.
L’interpretazione di Eva Cantarella: sull’egoismo sociale
L’ordine ‘legislativo’ della Polis per Creonte è supremo, non risponde che a se stesso. Per Antigone invece non vale nulla: lei persegue solo il suo obiettivo, trascurando le indicazioni della sorella e l’amore del fidanzato. Per Creonte lei è un NEMICO INCONCEPIBILE.
La cosa non è isolata nella mitologia: ricordiamo Priamo (come Antigone) ed Achille (come Creonte): la regola di abbandonare i cadaveri dei nemici esisteva.
Creonte appare un buon governante, che nel suo primo discorso ‘condivide’ con i Tebani le sue scelte legalitarie.
Antigone gli appare come un EGOISTA SOCIALE, del tutto priva di senso civico: un pericolo per la Polis.
Le azioni dei due sono conseguenti.
«Il titolo ‘Contro Antigone’ dato a questo libro, dunque, è il tentativo di illustrare le molteplici ragioni della mia ‘contrarietà’, che mi hanno man mano portato a ragionare, più di quanto non avessi fatto in precedenza, oltre che su di lei anche sul carattere del suo antagonista, Creonte, il ‘cattivo’ per antonomasia, le cui ragioni e il cui comportamento hanno preso ad apparirmi via via e non di rado molto diversi da quelli in genere attribuitigli.
Fedele al suo ruolo regale e al diritto-dovere che ne consegue di essere custode della legge, che è suo compito emanare e far applicare, Creonte rimane solo a difesa di questa, contro tutto e contro tutti.
A ben vedere Creonte e Antigone, assolutamente e irragionevolmente fedeli a quello che ciascuno di essi ha deciso di fare, mostrano di possedere tratti molto simili del carattere che destinano entrambi alla loro tragica fine: ma quella di Creonte è incomparabilmente più tragica di quella di Antigone.»
«Per Antigone scendere nell’Ade, e ivi giacere in eterno con i suoi cari, significa raggiunge l’obiettivo tenacemente, caparbiamente perseguito. Creonte, invece, a differenza di lei, alla fine si arrende alla ragione e alla superiore volontà divina, che gli nega la morte, la sola cosa alla quale aspira, e lo condanna a rimanere in vita ma solo materialmente, a sopravvivere all’unico scopo di constatare il totale, tragico fallimento della sua vita e assistere all’orrore che questo ha provocato.
A differenza di Antigone, monocorde, sempre uguale a sé stessa, resa dal suo spaventoso egocentrismo incapace di concepire una realtà diversa da quella che lei vede, Creonte è un vero grande personaggio tragico, che rappresenta la forza della ragione, destinata a essere sconfitta dal disegno divino. Oltre che ‘contro Antigone’, questo libro è un po’ anche ‘per Creonte’.»
Massimo Paterni

nato a Firenze, dove si è laureato in Medicina, occupandosi poi di Dipendenze e di Disagio Giovanile, sia dal lato clinico che da quello dell’insegnamento, è stato membro del Comitato Regionale di Coordinamento Dipendenze; per la provincia di Siena è stato responsabile della Sezione Dipendenze, membro del Consiglio dei Sanitari, membro del Comitato Etico. Oltre a numerosi contributi per riviste scientifiche, ha pubblicato in volume monografie su disegnatori: Magnus (Glittering Images, 1984); Crepax (Glittering Images, 1986); testi scientifici: Introduzione alla Neuropsichiatria Infantile (Istituto Cavour, 1992); L’incontro con L’Altro – Per un’esistenza libera dalle dipendenze (Promozioni Culturali, 1993); testi di narrativa per giovani adulti: I libri di Tartessia (Tipheret, 2012). Una trilogia intitolata Come se Dio ci fosse è in corso di stampa presso Diogene Multimedia.