M. Paterni: Sull’ironia e sul suo uso in Leopardi

0
126

Cosa è l’ironia?

Il termine ironia deriva dal greco εἰρωνεία e letteralmente significa “dissimulazione”.
Nonostante la sua apparente semplicità, l’ironia si configura come una capacità complessa, che richiede molteplici abilità linguistiche, comunicative e cognitive per essere utilizzata e compresa.

Il significato letterale di un’affermazione ironica viene sempre elaborato per primo e, solo una volta che questo risulta incompatibile con gli indizi provenienti dal contesto, si procede con la derivazione del senso non letterale.

Il parlante, quindi, produce la frase ironica supponendo che l’interlocutore si baserà su elementi extralinguistici per inferire che il significato da intendere non è quello letterale, ma va al di là di questo, ed è da rintracciare nelle intenzioni non dette del parlante, che in genere sono di dire qualcosa di serio in modo allusivo e/o divertente.

Non c’è un’espressione del volto che accompagni in modo specifico l’ironia, nè l’assunzione da parte del parlante, di un’espressione facciale differente dal normale, è condizione necessaria per l’interpretazione della frase come ironica.

Comunque sono comuni un abbassamento o innalzamento delle sopracciglia, uno sgranamento o una rateazione degli occhi, una rapida occhiata o una strizzatina d’occhio, un sorriso beffardo, un cenno del capo o anche una faccia priva di qualsiasi espressione, emozione e movimento, in cui a essere comunicativa è proprio la mancanza di espressività.

L’ironia necessita quindi di uno sforzo interpretativo da parte dell’ascoltatore, sforzo che però non è alla portata di tutti.
Pur essendo in generale facilmente intuibile, l’ironia è un fenomeno che richiede una certa propensione e un certo livello di astuzia verbale; infatti soggetti che hanno difficoltà a rappresentarsi pensieri altrui – tra cui bambini molto piccoli (le tappe di comprensione sono 6, 9 e 12 anni) o soggetti con disturbi dello spettro autistico – hanno difficoltà in questo senso.

Ironia e umorismo in genere condividono alcuni meccanismi di funzionamento, ma non seguono identiche vie cerebrali.
In effetti, l’ironia è un piccolo capolavoro evolutivo…

Oltre alle aree emotive che abbiamo visto attivarsi nel riso in generale, per apprezzare l’ironia è necessaria l’attivazione specifica di altre tre aree: la corteccia prefrontale mediale sinistra, il lobo temporale destro e la corteccia orbito-frontale mediale; queste stesse tre regioni sono state inoltre considerate parte di un network più esteso in cui vengono prevalentemente coinvolti tutti i lobi frontali, con prevalenza destra.

La nostra corteccia cerebrale

Cosa è l’ironia?

Ascolto + comprensione verbale +
elaborazione razionale + intuizione +
emozione =
riso provocato dall’ironia !


Giacomo Leopardi e l’ironia

Operette Morali (1832)

Leopardi motiva la sua decisione di non corredare le Operette morali di un testo introduttivo allegando, in primo luogo, la constatazione di «quel tuono ironico che regna in esse». E tuttavia le considera «libro di argomento profondo e tutto filosofico e metafisico […] benché scritto con leggerezza apparente».

Anche per Negri (autore del fondamentale «Lenta ginestra») la componente etica dell’ironia di Leopardi «non esclude ma prepara un atto di conoscenza. […] In Leopardi, l’ironia, e tutte le sue varianti, costituiscono invece segno della verità e della insuperabilità della contraddizione, dunque della crisi dissolutiva del ritmo dialettico. Questa dissoluzione, che Hegel considera negativa, Leopardi la considera positiva».
Il dialogo in Leopardi è sempre «infruttuosa schermaglia».

Le Operette morali possono essere considerate come il campo di battaglia sul quale Leopardi fa scontrare le proprie concezioni filosofiche con le convinzioni del secolo “progressivo” (le «magnifiche sorti e progressive» della Ginestra) come uno specchio, attraverso il quale i contemporanei potessero vedere i propri errori, rendersi conto della propria ridicolaggine e comportarsi di conseguenza, dopo questa rivelazione. Il riso svolge quindi la funzione di far riflettere.

Dialogo di Federico Ruysch e le sue mummie

In questo dialogo incontriamo la figura di un imbalsamatore olandese il quale viene buttato giù dal letto in piena notte da un macabro coro. Capendo che a cantare erano proprio le sue mummie, Federico prova un grande spavento, immaginando che avrebbero potuto fargli del male.
Decide dunque di difendersi apostrofandole per primo: “Dunque che è cotesta fantasia che vi è nata adesso, di cantare?”, e da qui comincia un dialogo dai toni ironici che diviene però più tenue e malinconico nel finale. L’assurdo dialogo tra le mummie e il protagonista, con tanto di freddure (come ad esempio i morti che chiedono di non essere ammazzati), si spenge nella pacata malinconia finale dell’assimilazione della morte alla dolcezza del sonno.

Dialogo della Moda e della Morte

La critica di certe abitudini «di moda» non è estranea alla letteratura, ma in Leopardi il nesso moda-morte acquista una profondità filosofica sconosciuta alla tradizione letteraria precedente, non solo italiana. L’autore si inventa di sana pianta una genealogia mitica, facendo discendere la Moda e la Morte da una madre comune: la Caducità.

Detti memorabili di Filippo Ottonieri

Dialogo di Tristano e di un Amico

Attraverso questa finta ritrattazione Leopardi smonterà una dopo l’altra le convinzioni ottimistiche e antropocentriche dell’amico, vero ’laudator’ della propria epoca.
Fingendo di credere nella perfettibilità indefinita dell’uomo, nel crescere indefinito del sapere, nella superiorità del secolo, nei luminosi destini, nel ruolo fondamentale dei giornali, smonta una per una tutte queste illusioni.

Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere (1833)

L’infinito (1819)

Aspasia (1834)

Dopo l’impossibile sintesi fra Ontologico e Fenomenologico de L’Infinito (1819) e dopo il pessimismo cosmico dei Grandi Idilli (circa 1830), in cui la Natura è sempre
«Matrigna», ecco una nuova (inattesa!) sintesi: senza più la siepe (metaforica), i sensi e l’immaginazione conducono all’amore per la bellezza e ad una rivalutazione (anche se per ora solo estetica) della Natura; atteggiamento che ha chiaramente il sapore della «vendetta» e che si esprime col sorriso, preparando anche alla rivalutazione del ruolo dell’essere umano: la «resistenza solidale» della Ginestra.

La Ginestra (1836)

Diverse analisi possibili

Letteraria Psicologica Filosofica

Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova sé munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.

G.Leopardi, Pensiero LXXVIII.


Massimo Paterni

Massimo Paterni
+ posts

nato a Firenze, dove si è laureato in Medicina, occupandosi poi di Dipendenze e di Disagio Giovanile, sia dal lato clinico che da quello dell’insegnamento, è stato membro del Comitato Regionale di Coordinamento Dipendenze; per la provincia di Siena è stato responsabile della Sezione Dipendenze, membro del Consiglio dei Sanitari, membro del Comitato Etico. Oltre a numerosi contributi per riviste scientifiche, ha pubblicato in volume monografie su disegnatori: Magnus (Glittering Images, 1984); Crepax (Glittering Images, 1986); testi scientifici: Introduzione alla Neuropsichiatria Infantile (Istituto Cavour, 1992); L’incontro con L’Altro – Per un’esistenza libera dalle dipendenze (Promozioni Culturali, 1993); testi di narrativa per giovani adulti: I libri di Tartessia (Tipheret, 2012). Una trilogia intitolata Come se Dio ci fosse è in corso di stampa presso Diogene Multimedia.

Previous articleCavadi: L’amorevole, molesta, ironia socratica
Next articleT. Di Genova: Pirandello, il segreto dell’umorismo
Massimo Paterni
nato a Firenze, dove si è laureato in Medicina, occupandosi poi di Dipendenze e di Disagio Giovanile, sia dal lato clinico che da quello dell’insegnamento, è stato membro del Comitato Regionale di Coordinamento Dipendenze; per la provincia di Siena è stato responsabile della Sezione Dipendenze, membro del Consiglio dei Sanitari, membro del Comitato Etico. Oltre a numerosi contributi per riviste scientifiche, ha pubblicato in volume monografie su disegnatori: Magnus (Glittering Images, 1984); Crepax (Glittering Images, 1986); testi scientifici: Introduzione alla Neuropsichiatria Infantile (Istituto Cavour, 1992); L’incontro con L’Altro – Per un’esistenza libera dalle dipendenze (Promozioni Culturali, 1993); testi di narrativa per giovani adulti: I libri di Tartessia (Tipheret, 2012). Una trilogia intitolata Come se Dio ci fosse è in corso di stampa presso Diogene Multimedia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here